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Il quadro epidemiologico, i progressi della scienza e una nuova prospettiva culturale impattano una attuale fase esistenziale, oggettiva e stabile, connotata da parametri e specificità di una vera e propria "quarta età", gli anni dai settantacinque ai novanta, a seguito di una terza età, quella dai sessanta ai settantacinque, caratterizzata invece da importanti trasformazioni socio-familiari-lavorative ed endocrinometaboliche.
L'obiettivo virtuoso del terzo millennio sarà quello di offrire sempre più concrete possibilità non solo di interpretare questi ultimi anni al meglio delle funzioni biologiche e fisiche ma di impreziosirli sul versante cognitivo e relazionale, puntando ad una qualità di vita che, mentre diventa garante del "grande vecchio", consente peraltro una programmazione,della sanità e della assistenza, compatibile con risorse economiche socialmente sostenibili.
Questo sito si propone come un iniziale progetto di revisione dell'attuale approccio clinico-diagnostico e terapeutico,nell'ambito della fisiopatologia dell'invecchiamento, in funzione della nuova aspettativa di vita di ottanta anni, in cui la lotta al deterioramento psichico e la ricerca della qualità, sia dell'essere che delle relazioni,devono essere perseguiti attraverso l'informazione e l'applicazione oggettiva e diffusa delle più attuali conoscenze nell'ambito sia delle Neuroscienze che della Biologia e delle Scienze Psico-sociali.

Giovanni Asteggiano







FIRMATA LA PRIMA CONVENZIONE REGIONALE TRA INPDAP E FONDAZIONE GIOVANNI E OTTAVIA FERRERO ONLUS
Rassegna dei prossimi eventi:
Rassegna degli ultimi articoli pubblicati :
Appropriatezza dei ricoveri e delle cure02/12/2005
L'esigenza di una valutazione scientifica attenta della pratica clinica è diventato un obiettivo prioritario durante la seconda metà del ventesimo secolo. La dimostrazione di un’alta e persistente variabilità non spiegata nella pratica clinica, e gli alti tassi di cura inadeguata che si sono uniti ad una crescita della spesa, hanno determinato la richiesta di costanti e crescenti prove di efficacia clinica. Inoltre l’invecchiamento della popolazione, l’introduzione di nuove ….


Un problema delle demenze: la co(no)scienza di malattia da parte del familiare02/12/2005
La malattia di Alzheimer e le demenze in generale sono considerate malattie che non colpiscono solo il malato ma anche i familiari, definite spesso le “seconde vittime” della patologia per il carico assistenziale ed il peso psicologico indotto dalla demenza. E’ lecito chiedersi se esista una sorta di “coscienza” del familiare (“insight” nella terminologia inglese), intesa come consapevolezza del deficit cognitivo…


Il disturbo della memoria di grado lieve02/12/2005
Per anni la demenza è stata considerata una normale conseguenza dell’invecchiamento, e definita come l’accentuazione o l’anticipazione di un normale e quantomeno inevitabile processo fisiologico. I sintomi iniziali della demenza, quali dimenticanze patologiche, disattenzione costante, disturbi del linguaggio erano interpretati come effetto dell’età e non attribuiti ad una vera malattia. In realtà, nell’invecchiamento normale vi sono lievi modificazioni delle funzioni cognitive, quali un rallentamento nei processi di apprendimento o modificazioni della velocità …


La terapia con gli Inibitori delle acecetilcolinesterasi e le manifestazioni neuropsichiatriche della Malattia di Alzheimer02/12/2005
La demenza di Alzheimer è una malattia caratterizzata da un progressivo decadimento cognitivo; le aree cerebrali colpite da tale patologia sono quelle del linguaggio, dell’orientamento visospaziale e i processi esecutivi frontali. Durante il corso della malattia possono insorgere alcuni sintomi psicologici e disturbi comportamentali rappresentati, per la maggior parte, da apatia, agitazione, irritabilità, sintomi depressivi …


L’attività mentale protegge dalla demenza?02/12/2005
La ricerca di mezzi per prevenire la demenza, in particolare quella di Alzheimer, è molto vivace, anche se ancora priva di successo. La pressione sociale su questi temi si fa sempre più forte, ma alla domanda di qualche persona particolarmente ansiosa se è possibile mettere in atto sistemi di protezione rispetto alla comparsa di una grave compromissione delle funzioni cognitive, la risposta è sempre negativa. Neppure gli studi più …


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