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La terapia con gli Inibitori delle acecetilcolinesterasi e le manifestazioni neuropsichiatriche della Malattia di Alzheimer

La terapia con gli Inibitori delle acecetilcolinesterasi e le manifestazioni neuropsichiatriche della Malattia di Alzheimer
a cura del Gruppo di Ricerca Geriatrica (GRG) di Brescia

Zakiya J. Wynn, Jeffrey L. Cummings Cholinesterase Inhibitor therapies and Neuropsychiatric manifestations of Alzheimer’s Disease. Dement Geriatr Cogn Disord 2004; 17: 100-108

La demenza di Alzheimer è una malattia caratterizzata da un progressivo decadimento cognitivo; le aree cerebrali colpite da tale patologia sono quelle del linguaggio, dell’orientamento visospaziale e i processi esecutivi frontali. Durante il corso della malattia possono insorgere alcuni sintomi psicologici e disturbi comportamentali rappresentati, per la maggior parte, da apatia, agitazione, irritabilità, sintomi depressivi e allucinazioni. La ricerca sul trattamento della malattia di Alzheimer si è concentrata negli ultimi anni sulla riduzione del declino cognitivo tramite alcuni farmaci (inibitori delle colinesterasi -Ache), che rappresentano la principale classe farmacologica attualmente disponibile. Tuttavia, anche la presenza dei disturbi del comportamento e del progressivo decadimento funzionale contribuiscono pesantemente alla disabilità, nonché al peso economico e familiare: essi rappresentano spesso la causa di istituzionalizzazione e della scarsa qualità di vita del malato, del caregiver e della famiglia. Attualmente la ricerca sul trattamento della malattia di Alzheimer si è concentrata sull’efficacia degli inibitori delle acetilcolinesterasi nelle cura dei disturbi comportamentali. Il razionale di questo approccio è basato sulla premessa che il deficit colinergico nella malattia possa contribuire all’insorgenza di sintomi neuropsichiatrici. Alcuni studi (Cummings, 1998 – 2000; Sunderland, 1988) hanno evidenziato come la presenza di modificazioni severe del comportamento di malati di Alzheimer si associasse ad un maggior deficit colinergico e, inoltre, che il trattamento con agenti anticolinergici (atropina, scopolamina) provocasse sintomi simili ai disturbi comportamentali della demenza.

A conferma di quanto detto, in uno studio apparso su Neurology nel 2000 si evidenzia come una disregolazione tra due sistemi (colinergico e dopaminergico) possa associarsi alla comparsa di disturbi comportamentali. La riduzione delle funzioni colinergiche è stata osservata nelle regioni frontali, parietali e temporali dei malati di Alzheimer; in pazienti con aggressività e agitazione è stata rilevata una riduzione dell’attività del recettore della dopamina nella corteccia prefrontale e temporale. A conclusione, gli autori indicavano nel comportamento aggressivo il miglior predittore di deficit colinergico.

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