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Il disturbo della memoria di grado lieve a cura del Gruppo di Ricerca Geriatrica (GRG) di Brescia
Per anni la demenza è stata considerata una normale conseguenza dell’invecchiamento, e definita come l’accentuazione o l’anticipazione di un normale e quantomeno inevitabile processo fisiologico. I sintomi iniziali della demenza, quali dimenticanze patologiche, disattenzione costante, disturbi del linguaggio erano interpretati come effetto dell’età e non attribuiti ad una vera malattia. In realtà, nell’invecchiamento normale vi sono lievi modificazioni delle funzioni cognitive, quali un rallentamento nei processi di apprendimento o modificazioni della velocità di esecuzione alle prove di performance, ma sono stabili e non hanno un impatto negativo sullo stato funzionale, poiché l’anziano normale riesce a compensarle efficacemente. Succede tuttavia che gli anziani lamentino una riduzione delle proprie prestazioni mnesiche: come considerare questo deficit riferito? Il significato del sintomo è tuttora controverso ed è stato variamente associato a condizioni differenti, quali la depressione dell’umore, un basso livello di scolarità, oppure alla personalità. Tuttavia, alcuni studi hanno dimostrato che le persone che lamentano un disturbo delle funzioni mnesiche presentano un rischio aumentato di sviluppare demenza dopo 4 anni. Pertanto, diventa importante che le persone che lamentano un disturbo significativo della memoria vengano adeguatamente valutate e seguite nel tempo, per distinguere tra un disturbo soggettivo di memoria in persone normali da un declino di grado lieve che, sebbene non raggiunga il livello della demenza, richiede comunque un’ osservazione nel tempo e un eventuale trattamento. I confini tra invecchiamento normale e demenza preclinica sono un’area di studio estremamente interessante sia per ragioni teoriche che pratiche. La disponibilita’ di farmaci per la terapia della malattia di Alzheimer, infatti, conferisce maggiore importanza alla diagnosi precoce della malattia, poiche’ una terapia instaurata in fase iniziale ha maggiori probabilita’ di ottenere risultati migliori. Un disturbo molto lieve delle funzioni cognitive, limitato alla memoria e senza conseguenze sulle normali attivita’ della vita quotidiana, viene denominato mild cognitive impairment (MCI). La definizione clinica di MCI tende quindi ad individuare lo stadio di transizione fra invecchiamento normale e demenza lieve. In pratica si potrebbe ipotizzare che queste persone possano avere una demenza in stadio preclinico, per cui sottoporle a interventi farmacologici puo’ ritardare lo sviluppo della demenza conclamata e della conseguente disabilita’. E' stato stimato che un intervento in grado di ritardare la manifestazione della malattia di Alzheimer di 5 anni potrebbe dimezzare il numero di malati nei prossimi 30 anni, con conseguenze positive sul risparmio di sofferenza umana, ma anche economica.
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