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Le Terapie
Al momento non esiste un trattamento in grado di guarire le demenze neurodegenerative (Alzheimer, demenze frontotemporali e demenza a corpi i Lewy), ossia restituire al paziente la memoria e le funzioni cognitive che si sono perse. La terapia farmacologica e le terapie riabilitative a disposizione possono però migliorare alcuni sintomi e rallentare la progressione della malattia, ritardando l'invalidità e il momento in cui sarà necessaria l'istituzionalizzazione del paziente.
Trattamento farmacologico
Il trattamento di scelta nella cura della malattia di Alzheimer (efficace anche nella demenza a corpi di Lewy e nella demenza vascolare), è rappresentato dagli inibitori delle colinesterasi. Essi determinando una maggior disponibilità del neurotrasmettitore acetilcolina (che risulta ridotto nella demenza di Alzheimer), comportano un miglioramento dei sintomi della malattia e un rallentamento nella progressione del declino cognitivo. Inizialmente determinano un miglioramento della memoria, dell'attenzione, della partecipazione alla vita sociale, dei disturbi comportamentali, riportando il paziente alla condizione in cui si trovava alcuni mesi prima dell'inizio della terapia e riducendone l'invalidità. In seguito la demenza continuerà a peggiorare progressivamente, ma con velocità inferiore alla storia naturale, mantenendo più a lungo un certo livello di autonomia e ritardando il ricorso al ricovero in strutture dedicate.
Gli inibitori delle colinesterasi vengono prescritti gratuitamente dai centri specializzati per la diagnosi e cura dei pazienti con malattia di Alzheimer (centri UVA), e sono indicati nelle prime fasi di malattia (fase lieve-moderata). Nelle fasi avanzate di demenza l'efficacia di tali farmaci non è più dimostrata e non trovano più indicazione alla prescrizione, sebbene sia esperienza comune un peggioramento dei sintomi cognitivi e comportamentali alla sospensione di tali terapie.
I farmaci a disposizione sono il donepezil (Memac o Aricept), la rivastigmina (Exelon o Prometax) e la galantamina (Remynil), con efficacia simile. Il donepezil viene somministrato una sola volta al giorno, per lo più alla sera, dopo cena o prima di coricarsi, al dosaggio inizialmente di 5 mg e dopo circa 1 mese di 10 mg; la rivastigmina e la galantamina si somministrano 2 volte al giorno (in genere dopo i pasti) a dosaggi progressivamente crescenti. I più comuni effetti collaterali sono rappresentati da nausea, vomito, diarrea, affaticabilità, crampi, vertigini, insonnia (quest'ultimo effetto meno frequente con la rivastigmina).
Recentemente è stato approvato un nuovo farmaco per il trattamento della demenza di Alzheimer in fase moderata-grave, la memantina (Ebixa), che agisce inibendo l'iperstimolazione glutamatergica presente nella malattia, ed è efficace nel ridurre il deterioramento in questa fase di malattia. Questo farmaco inoltre può essere associato agli inibitori delle colinesterasi con un effetto sinergico , determinando risultati positivi su cognitività, sulle attività quotidiane e sul comportamento. Attualmente questo farmaco non viene dispensato dal SSN, per cui graverebbe sul bilancio familiare.
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